Le PMI rappresentano il tessuto connettivo dell’imprenditoria italiana, sia in termini di PIL che di occupazione. Molte di loro hanno poi una leadership di nicchia in molti settori (alimentare, moda, macchinari…) che portano ad altissima incidenza dell’export sul fatturato, alta redditività e crescita e considerevoli asset in termini di marchio, tecnologia e quote di mercato.
Come tutte le aziende, tali situazioni portano a necessità di intervento nel capitale da parte di operatori finanziari specializzati, principalmente in aumenti di capitale volti da una parte a fornire all’azienda di mezzi freschi per finanziare progetti di crescita vari (circostanza ancora più frequente considerati l’attuale fase di credit crunch in cui versa l’economia italiana), dall’altra ad affiancare l’imprenditore nella conduzione dell’azienda supportandone le strategie e fornendo know-how in tema di finanzia straordinaria, network di contatti italiani ed internazionali e simili.
Questa attività, tipica del PE, è partita in Italia alla fine degli anni ’80, investendo tipicamente in circostanze simili, ovvero interventi medi di 1-2 mn € in aziende con fatturato compreso tra 15 e 20 mn € ed è poi però molto cresciuta, sia grazie ad operatori italiani che stranieri tanto che ad oggi tale segmento storico risulta in qualche modo scoperto.
In particolare, soprattutto negli ultimi 10 anni, gli operatori di PE (sia italiani che stranieri) si sono principalmente focalizzati su operazioni che richiedano investimenti in equity dai 20-30 mn € in su come size di intervento nonché su operazioni di maggioranza (acquisto azioni dall’imprendiotre che dismette totalmente o parzialmente la sua quota, spesso per limiti di età) piuttosto che aumenti di capitale volti a finanziare la crescita.
Di conseguenza, si ritiene ci sia un notevole spazio di mercato che viceversa vada a coprire il segmento di mercato degli expansion financing di piccole dimensioni (1-2 mn €) in un particolare environment che è quello delle PMI, numericamente molto rilevante anche considerando solo quelle caratterizzate da elevata redditività, tassi di crescita, propensione all’export e forza in termini di tecnologia e quote di mercato, quale saranno i target di IC.
Per quanto riguarda invece il seed capital, le considerazioni sono simili, con l’abbondanza di idee e innovazione che caratterizza da sempre il tessuto economico italiano ma che vede una scarsità di operatori ancora più marcata se possibile che nel PE.
La maggior parte dei micro deal di questo tipo (100-200 k/€ di intervento medio, sempre in aumento di capitale) infatti coinvolge più che operatori istituzionali soggetti privati, alle volte con background professionali alle spalle (i cosiddetti business angels) alle volte semplici amici e parenti degli imprenditori.